PROVA MAGNETOMETRICA
Che cos’è
Il metodo magnetico è una tecnica di indagine geofisica non distruttiva basata sulla misura delle variazioni locali del Campo Magnetico Terrestre. Tali variazioni, dette anomalie magnetiche, sono generate dalla presenza di corpi o oggetti nel sottosuolo caratterizzati da proprietà magnetiche differenti rispetto al terreno circostante.
La metodologia si fonda sulla rilevazione della suscettività magnetica dei materiali: le differenze tra quella degli elementi sepolti e quella media del terreno producono perturbazioni del campo naturale, che possono essere individuate tramite apposita strumentazione. Le misure vengono generalmente eseguite con magnetometri ad alta sensibilità, in grado di registrare anche minime variazioni del campo magnetico.
A cosa serve?
L’indagine magnetometrica consente di individuare e localizzare elementi sepolti o discontinuità nel sottosuolo senza ricorrere a scavi. Trova applicazione in ambito archeologico, per la ricerca di strutture murarie, tombe, fornaci o focolari, e in ambito ambientale, per l’individuazione di discariche, serbatoi metallici interrati, cavità o ordigni bellici.
Le misure vengono effettuate mediante magnetometri (ad esempio a principio Overhauser), che registrano l’intensità del campo magnetico e, se necessario, il suo gradiente. I dati acquisiti sono georiferiti tramite sistemi GPS integrati e successivamente elaborati mediante software dedicati, che consentono il filtraggio e la restituzione sotto forma di mappe delle anomalie magnetiche.
Il metodo permette quindi di ottenere una rappresentazione indiretta delle caratteristiche del sottosuolo, utile per attività di prospezione, diagnostica e pianificazione degli interventi.
Normativa di riferimento
UNI EN 13860-1,2,3:2003; D.M. 17/01/2018 (NTC 2018); standard ASTM di riferimento per prove sui materiali.



